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mercoledì, 11 aprile 2007

CREAM - DISRAELI GEARS 

Disraeli GearsDisraeli Gears è un fiore strano di quel perfumed garden che fu il 1967 - Monterey, il Sgt. Pepper's, la «Summer Of Love», il primo album di Hendrix, Absolutely Free di Zappa. Non è un capolavoro assoluto, non vale quegli esempi prodigiosi; però è un pezzo di storia ed è il disco che impose all'attenzione del grande pubblico Eric Clapton, ventiduenne chitarrista che i cultori del british blues già veneravano come un dio ma che solo dopo gli esaltati ricami di Sunshine Of Your Love diventò CLAPTON, tutto maiuscolo, per una enorme platea. In realtà c'è un equivoco, dietro questa gloriosa epifania. Disraeli Gears è passato alla storia per quel testardo rock blues e per Strange Brew, per Tales Of Brave Ulysses; per i brani cioè più chitarristici, là dove il giovane Slowhand aveva modo di incantare le folle con quel suo fluido stile un po' torpido che a molti (mi ci metto) non è mai andato troppo a genio ma che altri invece adoravano - il grande, il sommo Jimi Hendrix era fra gli ammiratori e più di una volta lodò pubblicamente il giovane rivale, adottando fra l'altro nel suo repertorio proprio Sunshine Of Your Love.
Ma se uno ascolta con attenzione l'album (non ci vuole molto, sono poco più di 33 minuti), si accorge che quelle canzoni sono solo il lato apparente, glamourous di un'opera più complessa e sfuggente.
Disraeli Gears è un inquieto, mercuriale disco di passaggio; stanno cambiando i Cream e sta cambiando la scena rock britannica. Clapton, Baker e Bruce fuggono dal beat blues del primo album e affrontano l'ignoto, rinunciano ad appoggiarsi alle cover e scrivono loro i pezzi, captando i tanti segnali diversi nell'etere affollato di quel 1967. Non solo rock blues, qui sta il punto. Mesi di tour negli Stati Uniti (dove hanno trovato un pubblico più attento e reattivo che non in patria) hanno portato il trio ad assorbire radiazioni psichedeliche e West Coast. Lo dicono i brividi e turbamenti della chitarra di Clapton, volentieri scossa dal pedale wah wah, ma anche la filigrana di certi brani oggi dimenticati: per esempio Swlabr (acronimo molto '67 per «She Was Like A Bearded Rainbow», «lei era come un barbuto arcobaleno») ma anche e soprattutto Dance The Night Away, esplicito omaggio ai Byrds dell'amico David Crosby che in effetti non avrebbe stonato in qualche loro album del periodo, magari Younger Than Yesterday. E poi un tenebroso gioiello come We're Going Wrong, esempio di quel «rock da camera» che Jack Bruce comincia a vagheggiare e che in qualche modo segnerà la sua carriera; e ancora lo scherzo finale di Mother's Lament, un gesto da Who Sell Out per togliere un po' di serietà al progetto e dare un'idea di caotica varietà - stiamo entrando nella stagione dei rock&roll circus e anche i Cream vogliono allestire una loro pista.
Se si legge così, a 360 gradi, Disraeli Gears non è quindi più il disco di Eric Clapton ma piuttosto di un team che per una volta trova la sintonia e la voglia di procedere insieme - purtroppo durerà poco, la compagnia si scioglierà un anno dopo l'uscita del disco. creamAlla testa di questo team possiamo mettere Jack Bruce, il geniale bassista ma anche compositore e cantante; è stata sua l'idea di fondare il gruppo, fra l'altro, coinvolgendo la giovane promessa Clapton e il veterano Ginger Baker un batterista con cui ha litigato (e litigherà) decine di volte ma di cui ha profonda stima. Della squadra fanno parte anche Felix Pappalardi, produttore e musicista di razza, e Pete Brown, paroliere, poeta, inviato speciale della Londra underground tra le fila del gruppo. Entrambi contribuiranno anche al disco finale dei Cream, il doppio Wheels Of Fire; così come Martin Sharp, grafico, il Rick Griffin della psichedelia inglese, che non solo trasforma in immagini le inquiete fantasie del trio ma si spinge a dare anche un contributo al repertorio (Tales Of Brave Ulysses
porta la firma sua e di Clapton).
La copertina di Disraeli Gears è un capolavoro, così come il collage del retro dove l'Adamo di Michelangelo partecipa a un colorato rave-party
con un Superman mascherato e i tre protagonisti. Il disco si comincia ad ascoltarlo già da lì, dalle immagini, e non a caso un grande occhio campeggia sul retro (anche la prima idea di copertina riprendeva quel tema: un primissimo piano di Bruce con i due compagni riflessi nelle lenti dei suoi occhiali).
 È l'occhio delle mente, è il segno di una musica che vuole disorientare i sensi, confondere, stupire. Il rock di fine '60 è così; e peccato che i Cream siano durati tanto poco, dando l'impressione di non contribuire a quella rivoluzione nella misura in cui sarebbero stati capaci.
Disraeli Gears viene riedito in queste settimane in una De Luxe Edition doppia, secondo gli standard di questa meritoria serie ormai classica. I brani originali sono stati rimasterizzati e vengono offerti in missaggio stereo nel primo disco e in quello mono nel secondo. Sono stati aggiunti numerosi bonus, quasi tutti peraltro già noti: cinque demo pubblicati a suo tempo nel cofanetto di Those Were The Days, un paio di inediti, fra cui una Blue Condition con la voce di Eric Clapton, e 9 brani recuperati dalle sedute radiofoniche alla BBC, maggio 1967-gennaio 1968, già ordinati qualche tempo fa nel cd di Cream-BBC Sessions.

                                                                            (fonte: www.delrock.it)

I Cream nell'esecuzione di Sunshine of your love (1968)
postato da: ArnoldLayne84 alle ore 17:54 | link | commenti (16)
categorie: musica, recensioni, cream - disraeli gears


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