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--- 2007 ---



domenica, 29 aprile 2007

IL CACCIATORE 

                                                  (1978) regia:  Michael Cimino

Di poco precedente ad Apocalipse Now di Coppola, Il cacciatore rappresenta l'altro versante del disgelo del cinema americano rispetto allo scottante tema della guerra in Vietnam e fornisce gli elementi narrativi peculiari del Vietnam movie rispetto al war movie hollywoodiano classico. Ma non è ancora l'industria "ufficiale" delle majors a scendere in campo. Hollywood conferma la propria ritrosia ad affrontare temi politicamente scottanti (per un timore soprattutto economico, legato all'eventuale boicottaggio dei film) e scenderà in campo solo dopo il successo di questi due outsider e il conseguente "sdoganamento" del soggetto-Vietnam. Se la ripartizione tipica del film di guerra classico era l'addestramento, il battesimo del fuoco - perdita dell'innocenza, la rigenerazione attraverso la violenza (ripartizione ancora rinvenibile nel filo-governativo I berretti Verdi e nel caso atipico costituito da Full Metal Jacket di Kubrick), nel Vietnam movie si passa direttamente dalla "gioventu spensierata" all'inferno della guerra e da qui al desolato ritorno in patria, stranieri agli altri e a se stessi (il tema del vietnam veteran già al centro di alcuni b-movies violenti degli anni '60). Si aggiunga a questi il tema del recupero dei soldati missing in action e si può ricostruire l'impalcatura narrativa de Il Cacciatore, film-monstrum nella sua struttura originaria di oltre tre ore, ma soprattutto si può ricostruire tutto un genere addirittura abusato durante gli anni '80 con il risvegliarsi dell'"orgoglio americano" sotto la presidenza Reagan (film come Rambo, Platoon ecc.).
La divisione del film in tre parti distinte, sottolineata dal progressivo incupirsi del cromatismo delle immagini (per le scene di guerra, girate in Thailandia, i colori sono stati desaturati in laboratorio), fornisce le declinazioni dell'esperienza della guerra nella società americana degli anni '60-'70 che Cimino affresca con i toni malinconici e delicati di un'elegia.
La fine della giovinezza, rappresentata dal coincidere di una festa di matrimonio con l'arruolamento di un gruppo di amici (entrambi riti di passaggio all'età adulta che prevedono un giuramento e un impegno verso il prossimo), è il tema della prima parte del film che offre al regista la possibilità di descrivere la vita di una piccola comunità, ritmata dal lavoro in fabbrica, dalle partite di biliardo, dalle battute di caccia. La descrizione di uno "stato di innocenza" è di per sé motivo della sua perdita, e la goccia di vino sul corpetto della sposa è la prima macchia del sangue che sarà versato dai protagonisti.
La scena di caccia preconizza quelle di guerra e nello stesso tempo ne definisce la radicale diversità. All'ascensione silenziosa e solenne, sottolineata dal coro religioso, nella cornice superba delle montagne, corrisponde lo sprofondare nel folto della giungla squassata dalle detonazioni; ai vasti spazi ariosi, la claustrofobia di una gabbia di giunchi immersa nell'acqua, vera e propria riedizione di una pena da inferno dantesco. La stessa filosofia del 'un colpo solo' ritorna nel gioco crudele della roulette russa e sarà il leit motiv del film che rimetterà in discussione le
convinzioni di Michael (l'unica caccia "pulita", sembra infine rendersi conto, è quella che si limita ad am-mirare la preda, che già così si sente braccata e terrorizzata come lui in guerra). Cimino: "Per me era un modo per shoccare lo spettatore, al punto da rimuovere il blocco su questa guerra che, per tanto tempo, ha persistito. ... La roulette russa non è una metafora del suicidio di una nazione, è un mezzo per drammatizzare l'elemento casuale che sussiste in qualsiasi guerra. Non c'è motivo perché muoia un uomo piuttosto di un altro. Ho voluto comprimere l'esperienza quotidiana del combattimento e quest'attesa permanente della morte, quest'impossibilità di calcolare le probabilità di sopravvivenza... un anno d'incertezza di un soldato al fronte, che attende ogni minuto che una bomba gli scoppi vicino."
E Michael sfida il destino con un freddo calcolo delle probabilità: se una pallottola è comunque sufficiente ad ammazzarlo, con tre può forse tentare la fuga. Nick sarà con lui, ma resterà fatalmente incantato da questa sfida con la morte finché la riedizione di quella "scena primaria", di fronte a Michael, non lo libererà definitivamente. Questa complementarietà dei due amici protagonisti è ribadita lungo tutto il film: Michael va a caccia in
gruppo solo perché c'è Nick; torna a Saygon perché ha promesso che non l'avrebbe mai lasciato in Vietnam; condivide l'amore di Linda (Meryl Streep) fino a sostituirsi a lui per ricominciare una nuova vita dopo la tragedia. Si potrebbe vedere in Nick l'alter ego, il fantasma della giovinezza, il lato oscuro, il rimosso di Michael che riaffiora e che necessariamente deve essere affrontato e annientato. Una sfida allo specchio, un omicidio-suicidio compiuto "per amore" (come dice a Nick lo stesso Michael), per poter ricominciare da capo. Ed è infatti con il funerale di Nick che tutta la comunità si ritrova riunita, con i suoi nuovi equilibri sentimentali, a leccarsi le ferite.
La scena finale, con gli amici che intonano God Bless America, e compongono un brindisi funebre allo stesso modo con cui composero il brindisi alle nozze di Steven alla vigilia dell'arruolamento, non ha mancato di sollevare varie opinioni e critiche. Alcuni vi videro una scena mal riuscita di macabro sarcasmo, altri di patriottismo reazionario. In realtà il regista, che durante tutto il film ha mantenuto uno sguardo da "naturalista" (da notare come ambiente e personaggi concorrano a formare un tutt'uno narrativo, attraverso l'uso del dolly a scendere da quello a questi), si distacca del tutto dai suoi personaggi senza contraddirli o disprezzarli e li lascia agire, assecondando le loro psicologie, le contraddizioni che li salvano dal divenire pure allegorie: "Quando le persone in un momento di crisi o di stress, si rivolgono automaticamente verso cose familiari e quando, nell'incapacità di esprimere la loro tristezza, ritrovano qualcosa che avevano imparato a memoria nell'infanzia, non c'è da parte mia alcuna ironia intenzionale. ... Il canto, anche se patetico, è un modo per affrontare un sentimento collettivo, soprattutto fra le classi di individui che non sono inclini a discussioni elaborate. Quando uno comincia, gli altri gli vanno dietro, confermando così l'amicizia che li lega, la fiducia che provano gli uni per gli altri" (Cimino). Come giustamente fa notare Masson nello stesso numero di Positif, non c'è niente di meno sciovinista di questa immagine di un patriottismo che non si eleva all'inno se non nel dolore. "La conclusione del film indica anzi che, sospeso ogni giudizio storico o morale, si vuole soprattutto riconciliare gli americani con il periodo più buio della loro storia. ... Nel momento in cui i personaggi riconoscono in loro l'America, gli spettatori devono reciprocamente confessarsi che loro erano quell'America". Non è un caso che i protagonisti siano degli immigrati ucraini. Cimino descrive la loro volontà di essere riconosciuti americani, di essere assimilati, anche e soprattutto a prezzo del sangue che viene chiesto loro di versare (ingenuamente, ai loro occhi, la conferma di uno status). Ricordiamo la scena in cui Nick, interrogato sul suo nome russo dal medico dell'ospedale, risponde "No, è un nome americano". Questo forse si può biasimare a Cimino, di aver messo in scena una "America atemporale, ancora rurale e cristiana, malgrado la fabbrica, le imprecazioni e le sfide in automobile, e non l'America degli anni '60, convinta della sua emancipazione, sicura della sua potenza e poco preoccupata del suo mito" (Masson).


                                                                                    (fonte: http://web.tiscali.it/)
postato da: ArnoldLayne84 alle ore 05:42 | link | commenti (18)
categorie: recensioni, cinema, film, il cacciatore

Commenti
#1   29 Aprile 2007 - 05:54
 
Un colpo solo..
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#2   29 Aprile 2007 - 11:44
 
Capolavoro. Grande, come sempre, DeNiro, ottima regia di Cimino. Imperdibile, non solo un film di guerra
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente paloz

#3   29 Aprile 2007 - 21:06
 
Film epocale..ho letto tempo fa che Jane Fonda accusò Cimino di aver girato un film di destra, perchè vede la tragedia del vietnam in modo solo individuale e non collettivo...mah, in ogni caso è un film imperdibile.
Ciao! Corra Vec
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente corradovecchi

#4   29 Aprile 2007 - 21:34
 
Qulle di Fonda mi sembra un'accusa inFONDAta
:-))
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#5   29 Aprile 2007 - 23:44
 
film immenso. nulla da aggiungere.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente KarnEvil9

#6   30 Aprile 2007 - 00:40
 
Ma ci sei andato o no poi al Festival Prog a Verona?!
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#7   30 Aprile 2007 - 00:45
 
Ma è a fine maggio inizio giugno!!!
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#8   30 Aprile 2007 - 12:12
 
Ce l'ho, ma nn l'ho visto...c'ho da recuperare na caterva di film. Ma sono sicura che sarà bellissimo! ^_-
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#9   30 Aprile 2007 - 12:17
 
Che filmone...

Filippo (Cinedelia)
utente anonimo

#10   01 Maggio 2007 - 22:28
 
Filmone, anzi superfilmone (scritto tutto attaccato). Cimino dimostra di essere un regista coi contro
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente stevemcqueen

#11   01 Maggio 2007 - 23:50
 
Che altro aggiungere Sid alle tue recensioni?
Dimmelo tu...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Joe69Natta

#12   02 Maggio 2007 - 01:16
 
Aggiungici che non l'ho fatta io!
C'è la fonte sotto come ve lo devo dire??
Non mi va di prendermi meriti che non ho!
Oltre a non aver tempo per scrivere tali cose, non ne sarei capace dato che di cinema me ne intendo poco!
Sono impegnato a scrivere recensioni musicali per vari siti ultimamente, quello che posto qui o me lo inviate voi o lo piglio dal web!
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#13   02 Maggio 2007 - 16:15
 
bellissimo film, a tratti angosciante...
Una gara di bravura fra attori...De Niro, ma anche Christopher Walken e John Savage...
La Streep non la reggo anche se ammetto la sua bravura...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PF1

#14   02 Maggio 2007 - 23:39
 
Ehi, Cimino è un mito.
Anche quando canna i film.
Cancelli del cielo non fa così schifo.
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#15   03 Maggio 2007 - 23:57
 
e' un grandisimo film accompagnato da una bellissima colonna sonora che ho rivisto diverse volte con piacere!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Ninando

#16   05 Maggio 2007 - 10:04
 
una sola parola mi viene i mente quando penso a questo film: capolavoro
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente honeyboy

#17   06 Maggio 2007 - 12:24
 
cavolo. mi sa che non l'ho mai visto ...

O_o

Tri
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Trisha_Zurigo

#18   18 Dicembre 2007 - 13:03
 
Gambling possa portare ai.

[..] Gambling possa portare ai. [..]
utente anonimo

Commenti


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