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È dai tempi di "Alien" e "Blade Runner", due pellicole che in fondo poco distano dalla perfezione filmica, che Ridley Scott si porta appresso la nomea di "Regista votato a porre ciecamente lo stile al di sopra di tutte le altre componenti cinematografiche", o ancora di "Autore ben disposto a sacrificare i contenuti sull'altare dell'effetto scenico". Non ci si può in questa sede esimere dal contestare tali prese di posizione, qualunque sia la fonte da cui esse provengono. Sfortunatamente per i suoi detrattori, al di là di alcuni passi falsi il cineasta britannico ha in verità saputo dimostrare di essere perfettamente in grado di bilanciare lo stile con la 'sostanza' narrativa, proponendosi di fatto come colui che al pari di pochi altri autori contemporanei riesce a fondere ammirevolmente le due cose. Per capire ciò di cui stiamo parlando, basti accostare il cinema di Scott a quello del Tarantino di "Kill Bill": un film-maker, questi, dalla tecnica certamente invidiabile ma che sfortunatamente per noi tende ad allestire pretenziose e compiaciute architetture visive attorno alla vacuità delle storie che racconta (i due volumi di "Kill Bill", per l'appunto). E allora ci si rende conto di come le definizioni virgolettate con cui abbiamo aperto questa recensione calzino meglio, decisamente meglio, indosso ad uno come Quentin Tarantino che non all'artefice primo di questo film. Veniamo dunque a "Thelma & Louise", veniamo al film che ha fruttato a Scott la prima di - a tutt'oggi - tre nomination all'Oscar per la miglior regia: l'opera che ne palesa le capacità di fine cesellatore dell'immagine e, al contempo, di sottile narratore; quella che forse più di ogni altra ci permette di cogliere, tutte assieme in un'unica composizione filmica, la completezza di registro stilistico del regista de "Il Gladiatore". 
Thelma (Geena Davis) è una casalinga tediata da un marito possessivo che le concede ben poche libertà. Louise (Susan Sarandon), cameriera di professione, patisce il peso di un'esistenza frustrante e avara di soddisfazioni. Le due sono grandi amiche. Un giorno decidono che è venuto il momento di prendersi una pausa da tutto ciò che le opprime, così salgono in macchina e si mettono in viaggio, pronte a godersi tre giorni di totale svago. La sfortuna vuole che si ritrovino subito coinvolte in un incidente in cui ci scappa il morto, e quella che doveva essere una vacanza si trasforma ben presto in una fuga disperata.
Colonna portante di questa pellicola, in primis, la sceneggiatura di Callie Khouri, non a caso premiata con l'Oscar, che ha senza dubbio costituito il basamento ideale su cui instaurare quello che si è poi rivelato uno splendido impianto registico; uno script in cui le diverse situazioni, compresi i piccoli episodi che vanno a definire le figure delle due protagoniste, sono tali da destare sin da subito l'interesse dello spettatore per favorirne poi il totale coinvolgimento ma, ancor più, un'immedesimazione quasi fisiologica. Con una simile premessa non restava
che mettere il tutto nelle mani di qualcuno capace di "catturare" visivamente le emozioni, così da consegnarle allo spettatore in tutta la loro intensità. Ridley Scott lo ha fatto in maniera esemplare, realizzando un film straordinario dal punto di vista dell'espressività e coinvolgente per tutta la sua durata, senza soluzione di continuità.
Se la spettacolarità unita alla forte carica emotiva sono facilmente apprezzabili nei punti cruciali della pellicola, è nelle scene di raccordo che il regista dimostra di possedere aprezzabile sensibilità registica, riuscendo a dotare di pregnanza emotiva anche situazioni apparentemente meno significative (bellissima la scena in cui Louise è seduta in macchina aspettando che Thelma torni dal negozio e si accorge di essere osservata; senza che una sola parola venga detta, questo è uno dei migliori momenti in assoluto).
Ottimo l'impiego delle musiche (originali e non). Hans Zimmer, fedele collaboratore di Scott, ci regala le consuete, meravigliose sonorità che così bene riescono ad amplificare l'impatto emozionale di questo "Thelma & Louise" e che sottolineano efficacemente i momenti chiave.
La sequenza conclusiva è il punto in cui tutti gli elementi di cui si è parlato trovano la giusta consacrazione, in un perfetto amalgamarsi di regia, fotografia, montaggio e musica; il tutto a rappresentare, in maniera se vogliamo ardita ed arrischiata (bisogna saperlo girare un finale simile, altrimenti si rischia di cadere nel ridicolo involontario), il momento topico vero e proprio, culminante in quella che resterà per sempre una delle immagini simbolo del cinema moderno.
A voler essere riduttivi, potremmo definire "Thelma & Louise" come uno dei "road-movie" meglio riusciti e più apprezzati dal pubblico, un'icona per tutte quelle donne che vorrebbero evadere da un'esistenza avvertita come costrittiva e inappagante. Ma così facendo non renderemmo probabilmente giustizia al valore di quest'opera, un'opera che porta in sé una valenza filmica più ampia, espressa per mezzo di un concentrato di emozioni che sapranno rimanervi dentro anche dopo che i titoli di coda avranno finito di scorrere.
(fonte: http://www.cinefile.biz)
